Feb 24, 2026

Un sito non perde utenti per caso.
Li perde perché qualcosa nell’esperienza non funziona.
La User Experience non è solo una questione estetica: è il modo in cui le persone percepiscono, comprendono e utilizzano il tuo sito.
Quando la UX è progettata male, gli utenti non si lamentano. Semplicemente se ne vanno.
Nel 2026, dove le alternative sono infinite e la pazienza è minima, certi errori non vengono perdonati.
Menu complicati, troppe voci, percorsi poco chiari.
Se un utente non capisce subito dove cliccare, sta già valutando di uscire.
La navigazione deve essere intuitiva, logica e coerente.
Un buon principio è semplice:
se serve spiegare come funziona il menu, c’è un problema.
Troppi testi, troppe immagini, troppe call to action.
Un’interfaccia affollata aumenta il carico cognitivo e rallenta la comprensione.
Quando tutto sembra importante, nulla lo è davvero.
Ridurre il rumore visivo significa aumentare la chiarezza.
Una CTA nascosta, ambigua o visivamente debole riduce drasticamente le conversioni.
L’utente deve capire:
Se il pulsante principale non emerge chiaramente, l’azione non avverrà.
La velocità è UX.
Un caricamento lento comunica inefficienza e genera frustrazione.
Ogni secondo in più riduce le probabilità che l’utente resti.
E se abbandona prima ancora di vedere il contenuto, tutto il resto diventa irrilevante.
Oggi la maggior parte delle visite avviene da smartphone.
Un sito che funziona male su mobile è un sito che perde utenti.
Testi troppo piccoli, pulsanti difficili da cliccare, layout disallineati sono errori ancora troppo comuni.
Mobile-first non è una moda, è una necessità.
Ogni campo aggiuntivo è una possibile frizione.
Se chiedi troppe informazioni, senza spiegare perché, l’utente abbandona.
La semplicità è la chiave: chiedi solo ciò che è davvero necessario.
Un utente invia un form e non succede nulla.
Clicca un pulsante e non capisce se l’azione è andata a buon fine.
L’assenza di feedback genera incertezza.
E l’incertezza porta all’abbandono.
Ogni interazione deve avere una risposta chiara.
Colori che cambiano senza logica, pulsanti diversi per la stessa azione, stili non uniformi.
La coerenza riduce lo sforzo mentale.
Quando un’interfaccia è prevedibile, l’utente si muove con più sicurezza.
La UX non è solo layout.
Le parole contano.
Messaggi vaghi, tecnicismi inutili o microcopy poco chiari rallentano l’utente e creano dubbi.
Una buona UX Writing elimina ambiguità e guida in modo naturale.
Molti siti vengono lanciati e poi dimenticati.
Ma l’usabilità non è un’opinione, è qualcosa che va osservato.
Analizzare dove gli utenti si bloccano, cosa ignorano e dove abbandonano è fondamentale per migliorare nel tempo.
La UX non è un progetto finito, è un processo continuo.
Gli errori di UX non fanno rumore, ma fanno danni.
Allontanano utenti, riducono conversioni e compromettono la percezione del brand.
In Dojo crediamo che un buon sito debba essere semplice da usare, chiaro da capire e coerente in ogni dettaglio.
Quando l’esperienza funziona davvero, le persone restano.
E quando restano, i risultati arrivano.
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